No, non temere tu non sarai preda dei Venti


Cercare di raccontare e presentare a chi non c’era, ma che magari avrà la pazienza e l’interesse di leggerci, quello che è stato il DIABTREK, edizione 2008, è difficile e complesso perché si tratta di tentare di trasmettere emozioni, sensazioni fisiche e psichiche che hanno legato i partecipanti tra loro con un canapo di grosso diametro, una corda immaginaria ed ideale che potremo chiamare “senso di appartenenza”. E allora c’è una canzone che fa al caso nostro, perché con straordinaria efficacia racchiude molto dello spirito del DIABTREK di quest’anno.



La Collina dei Ciliegi*


  1. *per ascoltare la canzone clicca qui

(dedicata a tutti coloro che hanno partecipato al Diabtrek 2008 a vario titolo, in particolar modo: ai tre Andrea, ad Antonella, Chiara, Emiliano, Irene, Laura, Lorenza, Luca, Mari, Pietro e Rosalba)


E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante

cancella col coraggio quella supplica dagli occhi

troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante

e quasi sempre dietro la collina è il sole

Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente

ma perché tu non vuoi spaziare con me

volando intorno la tradizione

come un colombo intorno a un pallone frenato

e con un colpo di becco

bene aggiustato forato e lui giù giù giù

e noi ancora ancor più su

planando sopra boschi di braccia tese

un sorriso che non ha

né più un volto né più un'età

e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini

ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini

e più in alto e più in là

se chiudi gli occhi un istante

ora figli dell'immensità

Se segui la mia mente se segui la mia mente

abbandoni facilmente le antiche gelosie

ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti

le anime non hanno sesso né sono mie

No non temere tu non sarai preda dei venti

ma perché non mi dai la tua mano perché

potremmo correre sulla collina

e fra i ciliegi veder la mattina che giorno è

E dando un calcio ad un sasso

residuo d'inferno e farlo rotolar giù giù giù

e noi ancora ancor più su

planando sopra boschi di braccia tese

un sorriso che non ha

né più un volto né più un'età

e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini

ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini

e più in alto e più in là

ora figli dell'immensità


Correva l’anno 1973 quando Lucio Battisti interpretava per la prima volta “La Collina dei Ciliegi”, una poesia, più che una semplice canzone, scritta dall’indimenticabile Mogol. Molti di noi erano appena nati e appartenevano alle ultime classi dei favolosi anni ’60, ma qualcuno già frequentava ospedali ed i primissimi centri per la cura del diabete mellito. Senza enfasi nè pathos, qualcuno di noi, quarantenni di oggi ma bimbi inermi di allora, si affacciava alla vita convivendo fin da subito con quella strana malattia, non visibile nè tangibile, sotterranea e poco conosciuta all’epoca, quanto meno sotto l’aspetto della autogestione e dell’educazione: il diabete.


1. “…troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante…” Partecipare ad un campus sportivo come il DIABTREK, che propone l’empowerment (concetto introdotto dal dr. Bob Anderson che in estrema sintesi comprende i temi dell’autogestione e dell’autocontrollo del diabete da parte dei pazienti) a persone con diabete di tipo 1 insulino trattato con l’ambizione di prendersi cura di sè stessi attraverso la pratica sportiva (assidua) ma non solo, significa prendere coscienza di sé ed uscire allo scoperto, mettendosi alla prova e a nudo, senza maschere, intermediazioni o schemi mentali e comportamentali precostituiti per l’occasione, con coraggio e umiltà, lasciandosi alle spalle, una volta tanto, prudenza e pregiudizi.



2. “…ma perché tu non vuoi spaziare con me volando intorno la tradizione… e respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini”

La formula del DIABTREK 2008 ha previsto una serie di appuntamenti giornalieri incentrati sulla pratica sportiva di tipo aerobico come il nordik walking (una specie di trekking con bastoncini per l’impiego anche delle braccia durante la camminata) e la mountain bike svolti tra i magnifici boschi di abeti e pini di Passo Vezzena, sull’altopiano di Lavarone, per comprendere attraverso l’esperienza diretta la fatica, la debolezza e la crisi, ma anche la gioia e la soddisfazione di scorci di vita insoliti, seppur stancanti, e condivisi in gruppo. Il mattino e la prima parte del pomeriggio erano dunque dedicati alla vita all’aria aperta per poi impegnarsi, verso sera, al confronto e all’approfondimento con l’équipe che affianca A.D.I.Q. durante il campus: una pedagogista, un narratore, stimolante provocatore di riflessioni ed argomenti di discussione, un medico diabetologo ed una nutrizionista che hanno curato i contenuti più prettamente medici e sanitari, essenziali per una corretta gestione del diabete. Abbiamo parlato di tanto ma non siamo riusciti a spaziare come avremmo voluto: sono stati affrontati temi personali ed autobiografici per passare, anche nella medesima sessione di lavoro, ad aspetti più squisitamente medico-clinici e terapeutici seguendo la traccia metaforica dei quattro cavalli che trainano l’auriga, logo del Joslin Diabetes Center di Boston, che rappresentano efficacemente i capisaldi della cura del diabete: la terapia insulinica, l’alimentazione, l’attività fisica e l’autocontrollo.

Si è cercato di scardinare alcuni stereotipi legati alla vita con il diabete, allargando ed approfondendo il significato intrinseco di qualità della vita con una patologia cronico-degenerativa. Attività fisica e diabete dunque ma non solo. Gli approfondimenti con l’équipe sono serviti per sovvertire convinzioni e falsi dogmi e precetti coltivati “gelosamente” tra i partecipanti al diabtrek. Si  è quindi proceduto ad un ampia dissertazione su tutta una serie di fattori di rischio che la persona con diabete deve conoscere e considerare per compiere scelte consapevoli e responsabili, sempre nell’ottica di una vita qualitativamente accettabile. Parlare di normalità della vita, oggi, non ha più senso, poiché è diventato un concetto troppo relativo e una patologia come il diabete non rappresenta più un elemento di normalità o anormalità ma più semplicemente di maggiore riguardo e cura per se stessi.



3. “…ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini…”

Visi, espressioni, sorrisi e corrugamenti nei volti dei partecipanti, ciascuno partito da un punto di vista e di percorso di vita diverso per poi ritrovarsi al diabtrek, coinvolto suo malgrado in accesi dibattiti e lavori di gruppo sull’alimentazione, sulle tipologie di insulina e sulla sua farmacocinetica, e ancora, sugli schemi terapeutici e sugli idonei adattamenti per affrontare con il giusto equilibrio sia il ritmo della vita di tutti i giorni che di quella più serrata della vita all’aria aperta praticando sport. Argomenti molto diversi tra loro che hanno provocato risvolti inaspettati ed emotivamente intensi, dove sono affiorati mal celati risentimenti e tuonanti incazzature con la vita e con sè stessi per ciò che il destino ha riservato.



4. “…No non temere tu non sarai preda dei venti…”

Giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, ipoglicemia dopo ipoglicemia, si è costruita un’esperienza di gruppo, amalgamandosi, approfondendo le conoscenze e ingenerando, forse, un sano ed ottimistico realismo e qualche speranza in più tra i partecipanti. Da qui è scaturita un’istintiva solidarietà che ha ossigenato e rafforzato le esangui convinzioni individuali con un sentire comune, un comune linguaggio, un comune senso di appartenenza.


A ciò le imprese sportive, anche quelle estreme ed eclatanti portate a termine da atleti con diabete poco o a nulla servono se non hanno una valenza ed una utilità sociale ed una ricaduta educativa concreta che non può e non deve esaurirsi nella sola testimonianza ma dovrebbe evolversi in un impegno, se possibile, più attivo.

La vocazione del gruppo A.D.I.Q. rimane di grande amore e passione per la montagna ed i suoi grandi spazi, così pure per i grandi sogni e le difficili realizzazioni, perché da esse trae linfa vitale, forza, indentità e credibilità ma genera pure quella energia necessaria per organizzare campus ed occasioni dove tentare di accorciare le distanze con quella moltitudine di persone con diabete che magari non ha l’occasione opportuna per mettersi in discussione e scoprire diversi modi di interpretare la convivenza con il diabete. A.D.I.Q. cerca di impegnarsi su questo fronte e proseguirà quindi anche in futuro con questo tipo di iniziative, dove aver portato tredici persone con diabete a Passo Vezzena per quattro giorni ha rappresentato un grande risultato.


Un ringraziamento a tutti i partecipanti, ai preziosi ed indispensabili collaboratori dell’A.D.I.Q. (Stefano e le cuoche Daniela e Simonetta), e naturalmente all’équipe costituita dal medico diabetologo, dr. Massimo Orrasch; dalla nutrizionista, dr.ssa Monica Miccio, dalla pedagogista, dr.ssa Natalia Piana e dal dott. Giannermete Romani.


Un sentito ringraziamento infine per il sostegno e l’apporto fondamentale per la realizzazione del DIABTREK 2008 alle aziende farmaceutiche Novonordisk e Roche Diagnostics.


 

Diabtrek 2008

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